Biografia

Francesco Agnoletto nasce a Padova il 31 gennaio del 1947. La sua infanzia è scandita da due congiunte passioni, che lo accompagneranno all'età adulta: la musica e la pittura.

In casa Agnoletto si respira un clima aperto e vivace, merito dell'educazione ricevuta dai genitori, che assecondano i suoi slanci e le sue attitudini, così come quelle del fratello, già dalla tenera età.
L'approccio alla musica avviene a partire dai 4-5 anni allorché il padre, musicista autodidatta, lo direziona nello studio del pianoforte e della batteria, trasmettendogli la predisposizione per il ritmo.
La prima batteria è creata dalle stesse mani del piccolo artista in erba, assemblando un porta-rullante, un vecchio tamburo del padre, un pedale, piatti e cassa in legno, ritrovati nella cantina di casa.

Francesco dimostra una precoce curiosità nei confronti degli strumenti musicali ed in particolare delle percussioni, abbinata ad una buona dose di manualità, che procede di pari passo con la fantasia. Il padre, che ne intuisce le potenzialità, lo guida in questa primissima esplorazione acustico- sonora e lo sostiene in questo significativo gioco d'infanzia, che poi esploderà in autentica passione nell'età dell'adolescenza, diventando un vero e proprio lavoro nell’età adulta.

E’ l’epoca in cui sul fronte musicale sta spopolando il rock and roll, genere di musica popolare proveniente dagli Stati Uniti, nata durante gli anni '40 e '50, che irrompe a livello mondiale.
Nel luglio del 1954 Elvis Presley, definito “il Re del rock and roll” o semplicemente “the King”, registra il successo regionale "Va tutto bene (Mama)" a Sam Phillips, presso il Sun Studio di Memphis. In parallelo Bill Haley e i suoi Comets nel '54 registrano ”Rock Around the Clock": la canzone diventa uno dei più grandi successi della storia del rock, una svolta fondamentale sia per il gruppo che per la discografia internazionale. In questo clima elettrizzante Francesco sta ancora muovendo i suoi primi passi.

Tuttavia, questa primissima “iniziazione” artistica non deriva solo dallo slancio paterno; la madre possiede infatti una certa indole creativa, espressa specialmente nella scelta dei capi d'abbigliamento, che si compone di abiti originali, colorati e alla moda, tra cui le morbide gonne a ruota disseminate di pois e i twin-set, monocolore e dalle tonalità accese, che fanno irruzione nelle sartorie più in voga del momento.
E’ la fase in cui, per l'appunto, le donne dismettono i vecchi e usurati abiti delle loro madri e iniziano a copiare i nuovi abiti, disegnati dai sarti moderni, che appaiono sulle prime riviste di moda.
Parigi detta legge con Coco Chanel e Christian Dior e Firenze inizia ad affermarsi sulla scena Italiana; nel 1952 Palazzo Pitti ospita la prima di molte sfilate e manifestazioni, portando in scena i primi designer, da Emilio Pucci alle sorelle Fontana.

La madre di Francesco deve avergli trasmesso quell'attenzione per gli accostamenti cromatici e quella sensibilità per il colore puro, se nel frattempo sboccia la vocazione del fanciullo per il disegno e la pittura, sin dall'età di 6 anni: inizia così il confronto con i primi pastelli, poi con i colori ad olio ed i pennelli, facendosi notare anche a scuola per originalità.

 
 
 

Tra i successi scolastici degna di nota è, in terza elementare, la vittoria al concorso di disegno promosso e organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Per l'occasione, partendo dal segno stilizzato della lettera “esse”, Francesco realizza un articolato paesaggio che si compone di una strada alberata in mezzo alla quale sfreccia un'auto colorata.

L’attenzione per i motori è già viva nell'immaginazione di quel ragazzino creativo, che viene premiato dalla Fondazione. Il riconoscimento, che si rivela un buon auspicio per il futuro, consiste nell'apertura di un libretto al portatore, un premio di 500 lire e una cassetta in ferro ove conservare i primi risparmi.

Parallelamente, cresce il giovanile entusiasmo per le auto; Francesco inizia a costruire modellini di auto d'epoca e ad elaborare schizzi, a tratti retrò, che evidenziano forme ovali, curve, rotondeggianti. L'interesse per il mondo dei motori è un altro forte impulso, rintracciabile nelle abitudini familiari: il padre, infatti, è da sempre un fervido amante della storica “Mille Miglia” e puntualmente, ogni anno all'alba, porta con sé la moglie e i figli piccoli, per assistere al passaggio dei fiammanti veicoli lungo il percorso.

“Ci svegliavamo alle 4 e via di corsa per partecipare dal vivo al passaggio della manifestazione” ricorda il pittore padovano, che da bambino era completamente inebriato dall'odore dei motori, dal profumo secco della benzina, dal rombo delle auto, dalla scia magica ed evocativa tracciata dagli equipaggi lungo quel tragitto aureo.

Queste impressioni saranno gelosamente custodite nella memoria e nel cuore dell'uomo, fino a diventare i soggetti prediletti delle sue opere di pittura; i motori rievocano il gusto per la guida e per la velocità in pista.

Frattanto, dopo la scuola dell'obbligo, spinto dall'interesse sempre crescente per la pittura, Francesco decide di iscriversi all'Istituto Statale d'Arte Pietro Selvatico di Padova, dove consegue il diploma nel 1962.

Gli insegnanti di allora – tra cui Nerino Negri, Amleto Sartori, Pinton, Meneghezzo, Dal Molin – diretti dal preside Rossi, contribuirono ad incrementare il prestigioso nome dell'Istituto e a formare ragazzi competenti e preparati, alcuni dei quali riuscirono a distinguersi nel corso della loro carriera artistica.

A tal proposito basti pensare al successo di Giuseppe Corazzina, suo compagno di banco, il quale, trasferitosi da Padova ad Orlando, in Florida, inizia a collaborare con diversi designer, specializzandosi nella pittura murale e insegnando presso la University of Central Florida. Da questo inaspettato successo fioccano per Corazzina mostre, committenze ed onorificenze, a suggellare la sua fama di artista internazionale formatosi a Padova.

 
 
 

Frattanto, sempre nel periodo giovanile, prosegue a gonfie vele il percorso musicale di Agnoletto, che si fa strada come batterista sui palchi provinciali e regionali, esibendosi con alcune band locali e confrontandosi con la versatile sperimentazione del momento.
Tale attività è condotta sempre come autodidatta e gli garantisce numerosi successi grazie all'assiduità e alla dedizione per la musica, che lo conducono dapprima a suonare con il gruppo de “I Rivali” ed in seguito con gli “Ohm”.
Negli anni settanta il locale preferito dove gli Ohm si esibiscono è il “Leopardo Nero”, ad Oriago di Mira, in cui regolarmente suonano ogni domenica, pomeriggio e sera, davanti ad un pubblico di 1000 persone, la massima capienza del locale.

Il genere prediletto è sempre il rock and roll dei Deep, Grand Funk, Led Zeppelin.

La carriera musicale della band si interrompe nel 1981, quando il gruppo padovano decide di sciogliersi; ognuno di loro intraprende strade diverse fino al 1999, allorché gli Ohm si riuniscono e decidono di riprendere a suonare, anche per merito del giovane Riccardo Mazzucato, che entra nella band e apporta una ventata di freschezza ed innovazione nel repertorio del gruppo.

 
 
 

Nonostante gli stimoli musicali, Agnoletto non perde mai di vista il suo primo amore per la pittura, concentrandosi particolarmente su due generi: da un lato l'astrazione, che ben si adatta ai temi paesaggistici e ad una rappresentazione intimistica della natura.
In parallelo, il pittore dà voce al mondo dei motori e alle gare di ciclismo e motociclismo, incentrate sulla sfida su strada, sulla velocità e sulla prontezza di nervi e riflessi. Se nel percorso pittorico legato all’astrazione le nature di

Agnoletto diventano “vive” e “vivide”, poiché ravvivate da una cromia energica, istintiva, vitale, palpitante, il genere figurativo descrive le irresistibili atmosfere della storica “Mille Miglia”, dei rally, nonché di alcune tra le più emozionanti gare automobilistiche italiane.

Si tratta di un universo traboccante di personaggi mitizzati, che praticamente hanno fatto la storia dell’automobilismo italiano, sui quali hanno scritto i più importanti rotocalchi e quotidiani internazionali, immortalando eroi al volante di auto rombanti e volitive, come il grande Nuvolari. Il dinamismo delle corse sull’asfalto non si arresta ai soli motori, ma si allarga anche al mondo del ciclismo, protagonista di un intero ciclo pittorico dedicato al Giro d’Italia.

La forza cromatica che le tele di Agnoletto sprigionano fa leva sulla potenza elegante delle automobili catturate nella corsa, e ancora nelle linee flessibili dei velocipedi; i vortici e le masse in movimento trovano la loro massima espressione nei momenti di maggiore climax, come la partenza o lo sforzo supremo per tagliare il traguardo.

La pittura conquista ormai gran parte della quotidianità di Agnoletto, passando da puro hobby a vera e propria attività.

Negli anni Ottanta arrivano le prime mostre in ambito locale, la mostra permanente ad Arezzo e le prime soddisfazioni in rapporto al pubblico, che inizia a conoscerlo ed apprezzarlo.

Questi risultati confluiscono ben presto nell'apertura del suo studio, in via Paolo Sarpi a Padova, che progressivamente si rivela un punto di riferimento importante e strategico sia per l’elaborazione della sua ricerca, sia per l’incontro e il confronto con i collezionisti e gli appassionati d'arte, di pittura e di automobili.